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22 luglio 2005

10. Stefania

Ho conosciuto Stefania alla Vecchia Genova. Era un commissario per gli esami di maturità liceale e venne in città per qualche anno, a luglio. Pranzava e cenava alla Vecchia Genova perché, per nessuna ragione al mondo, si sarebbe persa l’occasione di frequentare una trattoria gestita da una cuoca che nell’Africa italiana era stata insegnante di belle lettere e di filosofia.

-         Quel bischero di Platone diceva che le cose sarebbero andate bene solo se avessero governato i filosofi.

-         Perché lei Caterina cosa farebbe fare ai filosofi ?

-         In cucina !  Che possono fare al giorno d’oggi dei filosofi ? e a che serve altrimenti la filosofia ?  A dividere e a rimettere insieme, no ? E questo è mestiere da cuochi e nient’altro.

-         Un po’ come l’alchimia.

-         Anche l’alchimia si è evoluta nella culinaria. Oggigiorno, filosofi e alchimisti possono solo servire a tavola. Ditelo al signor ministro, il futuro della cultura è l’alberghiero.

Stefania aveva una voce bellissima, profonda, con toni bassi, quasi maschili, che vibravano nello stomaco di chi ascoltava.

Spesso si cenava insieme, ridevamo molto e, dopo cena, facevamo interminabili passeggiate sul lungo mare, si parlava con foga, di tutto. Ci si capiva. Caterina ammiccava.

-         E così Tripolino un’amicizia sei riuscita a fartela anche te.

Una sera le feci i tarocchi, sul tavolo della trattoria.

-         Ma allora è una cosa di molto ma di molto seria  - commentò Caterina e da quella volta non ci scherzò più sopra.

Misi il mazzo sul tavolo.

-         Sì, Angelo, i tarocchi … è un mazzo di carte che fa per me… se no sbaglio non c’è il fante di cuori e c’è solo il re di denari.

Ridemmo. Ogni girata di carte conobbe le sue facezie. Poi girò il tredicesimo arcano, La Morte, e si incupì un poco. Subito dopo girò Le Stelle, e sorrise.

-         Di solito il tredicesimo arcano è interpretato come cambiamento o come distruzione senza rinnovamento. Io qui ci vedo proprio la morte, la morte e basta.

-         Cosa intende dirmi ?

-         L’interpretazione va vista nell’intera sequenza e credo sia stata una giocata bellissima. Di solito la morte sorprende e conclude, invece nel suo caso è come se lei l’avesse gettata alle spalle, è come se l’avesse superata. Non è da tutti, superare la morte da vivi.  E queste stelle poi, subito dopo, sono il sogno, il progetto, la voglia di costruire il futuro ma senza remore, senza schemi, seguendo il proprio cuore e basta. Senza paura. Oltre la morte.

-         Facciamo due passi, Angelo, le va ?

Uscimmo sul mare e camminammo a lungo sul bagnasciuga, senza parlare, come può accadere solo tra vecchi amici.  Poi ci sedemmo a respirare la notte, a odorare il mare, a gustare la nostra reciproca presenza silenziosa.

-         A volte mi sembra che il tempo finisca sempre per riportare indietro quello che si è preso…. un po’ come le onde del mare... così mi accade di stare davanti alle onde del tempo aspettando ...

-         Lei è davvero convinto che mare e tempo si equivalgano? Che il tempo abbia una risacca? Che nel suo moto restituisca?  Il tempo non riporta, credo non lo faccia mai. E se lo fa, restituisce tutt'altro, mai ciò che si è portato via.

 

>  I^  Parte




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